Campione in campo e nella vita, Franco Baresi lo è stato anche lo scorso 6 febbraio 2026 quando, per l’ultima volta in pubblico, si è distinto come l’ultimo tedofoto alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano- Cortina portando il fuoco della fiaccola olimpica all’interno dello stadio Meazza assieme a Beppe Bergomi, storico avversario dei derby con i cugini dell’Inter. Per molti, l’emozione più grande della notte di San Siro, quando Baresi dichiarò: «La cosa più difficile della malattia è accettare che tutto cambi in un istante. Essere un atleta mi ha aiutato a lottare, e il mio corpo mi ha permesso di resistere. L’ho fatto, in fondo, per tutta la vita: io ho sempre lottato, in campo e fuori. La gente sa quello che mi è successo, e io so che la gente lo sa. Il calore del pubblico mi è arrivato addosso fortissimo».
Il 7 dicembre 2021 il Comune di Milano gli aveva conferito l’Ambrogino d’Oro in riconoscimento alla straordinaria carriera sportiva, ai valori umani dimostrati e al forte legame con la città di Milano. Lui con grande orgoglio dedicò il premio alla sua famiglia, ai tifosi e a tutti coloro che gli volevano bene.
Nel calcio milanese rossonero che ha contribuito a portare nel mondo, Baresi ha giocato venti stagioni, dal ’77 al ’97. Quindici da capitano al Milan e la sua maglia numero 6 che in rossonero non esiste più da quando lui si è ritirato, ventinove anni fa. Una vita da libero bandiera del Milan e da icona mondiale del calcio, Franco all’anagrafe Franchino Baresi nato a Travagliato (Brescia) l’8 maggio del 1960 era arrivato a Milano già a 14 anni, rimasto orfano dei genitori, per un provino all’Inter, che non lo prese ritenendolo troppo gracile. Tornò qui tre anni dopo, ancora minorenne a 17 anni, e questa volta dopo tre provini entrò nelle giovanili del Milan per poi non cambiare mai squadra. Fu Liedholm a dargli il posto in squadra nella stagione ‘78/79 con esordio in coppa Uefa e vittoria dello scudetto. E allora fu Gianni Rivera, a convincere la dirigenza del Milan a premiare anche Baresi con il premio scudetto di 50 milioni di lire. Nella stagione 1981-82, colpito da una malattia del sangue, fu costretto a lasciare il campo per circa quattro mesi e senza la sua guida in difesa il Milan andò allo sbando, retrocedendo a fine stagione in serie B.










