La Verità ci ha recentemente deliziato con un titolo che pare il sermone di un frate trappista: “Siamo un paese condannato alla menopausa. L’analogia con la condizione biologica è la chiave per capire la perdita di fertilità e di slancio vitalistico, intanto crolla la libido. Tanto erotica quanto civile. Accalorati e assediati da sbalzi d’umore rassegnata stanchezza abbiamo smarrito la fiducia nel futuro”. È il preludio ad un editoriale brutale e misogino, firmato da Marcello Veneziani, che concentra sessismo, ageismo e patologizzazione del corpo femminile.

La menopausa raccontata come metafora di declino, perdita di valore e decadimento morale e sociale di un Paese, si inserisce pienamente nella visione patriarcale che valorizza le donne in virtù della loro capacità riproduttiva. In questa visione, le donne sono considerate corpi di servizio e le loro vite vengono stimate preziose solo finché sono giovani, procreative e funzionali alla continuazione della specie. Non manca un affondo contro l’aborto, una calamità per Veneziani, una liberazione per le donne che hanno potuto sottrarsi al controllo maschile sui loro corpi. “Sterilità, menopausa”: questi termini usati per parlare della denatalità – commenta Lea Melandri su Facebook – dicono molto più di tante analisi. Le donne sono state considerate essenzialmente come corpi – sessualità e maternità a servizio dell’uomo. È su questo destino “naturale” della donna che è avvenuto un salto della coscienza storica. Le donne non vogliono più essere un corpo al servizio di un uomo”.