Dopo il ritrovamento di alcune carcasse di ungulati in zone montuose del territorio risultate positive alla Psa, come da normativa c’erano state restrizioni in alcuni Comuni limitrofi della Lunigiana nord-orientale, fra cui l’interdizione della attività di depopolamento nei confronti della specie cinghiale. Così erano finiti in Zona Cev (Controllo espansione virale) Fivizzano, Fosdinovo, Casola e Comano. Ora con l’aggiornamento da parte del Commissario delegato alla Psa e nei Comuni citati si potrà nuovamente praticare l’attività di depopolamento. Mentre la Zona Cev in parte è stata spostata in Garfagnana e nella nostra provincia è limitata ai Comuni della costa: Carrara, Massa e Montignoso. In Lunigiana quindi, la caccia al cinghiale resta chiusa, ma c’è la deroga per interventi di controllo per il depopolamento. Operazioni a cui possono partecipare al massimo 20 persone con non oltre 3 cani limiere al seguito.
E’ un periodo di grande impegno, da parte di Polizia Provinciale, personale Atc e Asl sul fronte della lotta di contenimento al virus. Nelle zone più impervie, soprattutto in montagna, sono molte le carcasse di cinghiale pressoché nascoste in zone inaccessibili. Al momento, fra l’altro, in campo naturalistico, dato il perdurare della siccità, c’è l’emergenza del recupero di fauna ittica in difficoltà. Molti corsi d’acqua stanno andando in secca e vi si formano delle pozze in cui si concentrano le specie di pesci presenti. Pozze che quotidianamente si abbassano a causa della evaporazione e dove trote, cavedani e anguille sono decimati da atti di bracconaggio, incursioni di bisce d’acqua e gabbiani. Fortunatamente, si stanno attivando delle apposite associazioni di volontariato di recupero della fauna ittica che provvedono con apposita attrezzatura a prelevare il pesce dalle pozze e a trasportarlo in corsi d’acqua come il Magra e l’Aulella.






