C’è chi si chiede se Elly Schlein, a parte la necessità di combattere la canicola, si voglia togliere l’eskimo dei giorni felici di “Occupy Pd” per indossare un abbigliamento più consono al ruolo di statista che vorrebbe diventare.

Non si tratta di armocromia né delle sneakers sfondate da chilometri di visite a cittadine e paesotti. Il cambio di abbigliamento, secondo alcuni, potrebbe essere sintomo di una novità politica. A innescare questo dubbio è stato il faccia a faccia con Emanuele Orsini, capo di Confindustria, notizia sapientemente fatta uscire dal Nazareno e che ha fatto dire a qualche suo compagno: «Ma non è che Elly si sta spostando a destra?».

Non basta certo un incontro con Confindustria – peraltro non il primo – per fare della segretaria del Pd una neofita riformista con vocazione di governo, non foss’altro per il fatto che gli uffici stampa hanno riferito con precisione le cose su cui c’è stato accordo e quelle sulle quali c’è stato dissenso: come a rassicurare che qui non si molla niente.

Qualche esponente della minoranza riformista aveva fatto notare che nell’ultima riunione della Direzione del partito la leader aveva sviluppato una insolitamente lunga riflessione sul tema della crescita, questione sulla quale tutto un certo mondo l’attende al varco per verificare se riesca ad andare oltre gli slogan sul lavoro sfruttato. Si tratta di un discorso in parte ripreso nella complessa intervista al Foglio, che però era risaltata per un aspetto che al Fatto, dove non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio, definirebbero “di destra”, e cioè l’appoggio incondizionato all’Ucraina, che naturalmente è la causa più democratica e antifascista che si possa sposare.