Resta in carcere Francesco Iannucci, il 18enne di Grumo Nevano accusato di tentato omicidio, dopo aver ridotto in fin di vita con un calcio alla testa, Francesco Longino, 69 anni, intervenuto per far da paciere tra il giovane e un suo amico, Raffale, 70 anni. Il ragazzo e l’anziano stavano litigando sul sagrato della basilica di San Tammaro per una pallonata che aveva ridotto in frantumi il vetro di una porta finestra di un circolo, ferendo alla testa un ottantenne che stava giocando a carte. A disporre la detenzione in carcere il gip Stefania Amoedeo del Tribunale di Napoli Nord, che ha disposto al termine dell’udienza la convalida del fermo una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio volontario.

Il dolore Un brutto colpo per Francesco Iannucci, che sperava di ottenere almeno gli arresti domiciliari. Ma così non è stato. Probabilmente, a far decidere il gip sulla permanenza in cella è stata la visione dell’agghiacciante video che ha cristallizzato la scena del potente calcio sferrato dal 18enne che ha ridotto in fin di vita Francesco Longino, ricoverato in coma farmacologico all’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore. «Vogliamo solo giustizia per mio padre, che per un gesto di civiltà, quale quello di dividere i due contendenti, si trova ora a lottare contro la morte – dice la figlia Maria nell’atrio dell’ospedale -. Non è giusto quello che è accaduto. Quel ragazzo ci ha scaraventato in un vortice di paura e angoscia e di timore per il futuro di mio padre. Papà lotta contro la morte, e ogni minuto in più che sopravvive è un miracolo. Ringrazio Dio per questo. Ma il problema della violenza giovanile non si fermerà qui. I giovani di oggi sono senza alcun valore, e il carcere invece di provocare in loro vergogna viene addirittura vissuto come esperienza formativa». Accanto a Maria c’è il fratello Giuseppe, autista di ambulanze. I due figli del 69nne sono smarriti, spaventati, ore vissute nella lacerante attesa degli esiti delle Tac a cui è sottoposto il padre per monitorare la devastante emorragia al cervelletto. «Papà – racconta con un sussurro di voce Giuseppe - è praticamente irriconoscibile. Ha gli occhi tumefatti, come quelli dei pugili, gli hanno suturato con decine di punti l’interno delle guance e della bocca. Il calcio gli ha fatto saltare alcuni denti, e ha incrinato mandibola e mascella. Un’altra decina di punti gli sono stati applicati alla nuca. Ma quello che ci spaventa è l’emorragia al cervelletto e i danni che può causare. Preghiamo Dio per non farcelo portare via». Le scuse Il legale del 18enne, l’avvocato Giovanni Giordano, ha già preannunciato il ricorso al Tribunale del Riesame per cercare di ottenere una misura meno pesante del carcere. Intanto a nome del suo assistito e dei suoi genitori ha rilasciato un lungo comunicato stampa. Ecco i passaggi più significativi: «Francesco è profondamente sconvolto. Definirlo pentito sarebbe riduttivo. Da giorni vive uno stato di profonda prostrazione e ha pregato incessantemente affinché la persona ferita potesse ristabilirsi e superare questo momento così drammatico. Con il cuore colmo di dolore, Francesco chiede scusa alla persona ferita, ai suoi familiari e a tutta la comunità locale e nazionale, rimasta comprensibilmente scioccata dalle immagini dell’accaduto e dalla gravità delle conseguenze riportate dal ferito». E poi, fa sapere l’avvocato, Francesco ha appreso con sgomento che alcuni giovani, sui social network, avrebbero addirittura indicato il suo gesto come un modello da imitare. «Il messaggio che desidera lanciare è esattamente l’opposto» dice il legale. «Non prendete esempio dalla mia scellerata condotta - fa sapere Francesco attraverso il suo difensore -. Quello che ho fatto ha provocato conseguenze gravissime a un’altra persona e rischia di compromettere profondamente anche il mio futuro. Se vi trovate in una situazione di tensione, anche laddove riteneste di aver subito un torto o una provocazione, non reagite mai con violenza. Rivolgetevi immediatamente alle forze dell’ordine oppure allontanatevi. Un solo istante di perdita del controllo può segnare per sempre la vita di tutti coloro che ne vengono coinvolti».