| 30 Luglio 2026 19:03 |
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(Adnkronos) – Il Pnrr dovrebbe consegnare all’Italia una rete ferroviaria più moderna, capiente ed efficiente. Nel frattempo, però, la concentrazione dei cantieri e delle interruzioni sta producendo un effetto opposto: meno treni merci, costi più alti per gli operatori e clienti costretti a spostare i propri carichi sulla strada. Il rischio è arrivare alla fine dei lavori con un’infrastruttura migliore, ma con un sistema industriale indebolito e una parte della domanda ormai stabilmente tornata alla gomma.
I dati diffusi da Fermerci descrivono un arretramento netto. Nel primo semestre del 2026 il traffico ferroviario delle merci si è fermato a 23,7 milioni di treni/km, rispetto ai 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025. In sei mesi sono stati quindi persi oltre due milioni di treni/km, con una contrazione dell’8,1%.
Il calo non rappresenta un episodio isolato. Dopo il picco di 53,8 milioni di treni/km raggiunto nel 2021, il settore è sceso a 49,4 milioni nel 2025, chiudendo il terzo anno consecutivo in contrazione. Se la tendenza del primo semestre proseguisse, il 2026 potrebbe terminare intorno ai 45 milioni di treni/km: quasi nove milioni in meno rispetto al 2021 e un ritorno ai volumi di dieci anni fa.








