Mentre il turismo è ormai quasi paralizzato e il Paese affronta un nuovo blackout record, Cuba prova ad aprire nuovi spazi all'iniziativa privata. Il governo dell'Avana ha infatti autorizzato le piccole e medie imprese e il settore cooperativo non statale a operare anche in comparti finora riservati allo Stato, come la distribuzione di combustibili, l'estrazione di petrolio e gas naturale e alcuni servizi farmaceutici. Un'apertura che arriva nel pieno della più grave crisi economica ed energetica attraversata dall'isola negli ultimi anni. Le nuove misure sono contenute in un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale e fanno parte del programma di riforme con cui il governo punta a rilanciare l'economia. L'esecutivo precisa che "non stanno portando alla privatizzazione dell'economia", ribadendo che l'impresa statale socialista mantiene il suo "ruolo fondamentale", ma parla di una "maggiore partecipazione degli attori economici non statali". Restano invece esclusi dall'apertura i settori dell'informazione, della comunicazione e delle telecomunicazioni.L'annuncio arriva mentre lo stesso governo riconosce la profondità della crisi del turismo, tra i principali motori dell'economia cubana. Il primo ministro Manuel Marrero ha confermato che sette catene alberghiere internazionali hanno lasciato il Paese dopo aver gestito il 46% delle oltre 80 mila camere disponibili sull'isola. Tra queste figurano le spagnole Meliá, Iberostar e Barceló, la canadese Blue Diamond, l'indonesiana Archipielago International e la turca ATG. Marrero ha parlato di una "paralisi quasi totale" del settore, attribuendo la situazione alle pressioni degli Stati Uniti, al blocco delle forniture petrolifere e alla minaccia di sanzioni - in atto ormai da inizio anno - contro le aziende straniere operanti sull’isola. Secondo il premier, il 73% delle strutture alberghiere è oggi chiuso e circa 25 mila posti di lavoro sono a rischio.Alle difficoltà economiche si aggiunge la crisi energetica. La compagnia elettrica statale Une ha previsto che nelle ore di massimo consumo resterà senza corrente il 74% dell'isola, il livello più alto da quando nel 2022 vengono diffusi i dati ufficiali. La capacità di generazione è stimata in appena 850 megawatt a fronte di una domanda di 3.200 MW, mentre nove delle sedici unità termoelettriche del Paese risultano fuori servizio, compresa la centrale Antonio Guiteras, la più grande di Cuba.Solo pochi giorni fa il presidente Miguel Díaz-Canel aveva attribuito la responsabilità della profonda crisi economica ed energetica agli Stati Uniti, accusando Washington di portare avanti una politica di "massima asfissia economica" nei confronti dell'isola e definendo le sanzioni un "genocidio freddamente calcolato". Un inasprimento del blocco che assieme all'"assedio energetico e finanziario" strema popolazione, servizi e mette in difficoltà anche il sistema sanitario.
L'accusa de L'Avana: "A Cuba un genocidio freddamente calcolato". Il 74% dell'isola va in blackout e gli operatori turistici scappano via
Secondo il premier Marrero, il 73% delle strutture alberghiere ha chiuso e circa 25 mila posti di lavoro sono a rischio. Nel frattempo, il governo apre al liber







