Un incendio divampato nella tarda serata di ieri, mercoledì 29 luglio, ha portato all'evacuazione dello Spin Time Labs, l'edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, all'Esquilino. Il rogo, scoppiato intorno alle 22, sarebbe stato provocato da un cortocircuito in un locale al piano terra usato come deposito di attrezzi; secondo i primi accertamenti all'origine ci sarebbe stato il guasto di un macchinario. Le fiamme sono state circoscritte a un locale tecnico affacciato sul cortile interno e non si registrano danni gravi alle persone né alla struttura, anche se alcuni residenti hanno fatto ricorso alle cure del 118 per lievi intossicazioni da fumo.Gli occupanti riferiscono di aver evacuato lo stabile autonomamente, consentendo ai vigili del fuoco di intervenire. Dopo le verifiche tecniche l'edificio è stato però dichiarato inagibile e ai residenti non è stata data la possibilità di rientrare. Centinaia di persone sono rimaste in strada dalla notte, molte uscite scalze o in pigiama, assistite dalla Protezione civile. L'immobile, occupato dal 2013, è presidiato all'esterno dalla polizia, e agli abitanti è consentito rientrare solo uno alla volta e scortati, per recuperare medicinali e beni di prima necessità.Al di là dell'episodio, l'incendio ha immediatamente riaperto lo scontro politico. Dal centrodestra è partita una nuova richiesta di sgombero dello stabile, ipotesi peraltro già avanzata dal Viminale lo scorso gennaio. Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera e deputato di Fratelli d'Italia, ha parlato di un “campanello d’allarme" e di “zone franche” nel cuore della città, annunciando un'interrogazione parlamentare e sostenendo che per il suo partito l'edificio dovrebbe essere sgomberato al più presto. Sulla stessa linea il presidente di Regione Lazio Francesco Rocca che ha chiesto al sindaco Gualtieri e alle altre autorità di assumere "decisioni chiare, assicurando una sistemazione dignitosa a chi ne ha diritto e ripristinando pienamente la legalità. Fondamentale, infine, non consentire il rientro degli occupanti".Di segno opposto la reazione del centrosinistra. La deputata del Partito democratico Michela Di Biase ha espresso vicinanza alle persone coinvolte, chiedendo che la priorità sia “garantire assistenza, sicurezza e soluzioni a chi è stato costretto a lasciare temporaneamente il proprio alloggio”, e ha attaccato quella che definisce una “strumentalizzazione politica” da parte della destra: “Davanti a un'emergenza servono responsabilità e solidarietà, non propaganda”, ha dichiarato, definendo lo Spin Time “un importante presidio sociale e culturale” per il quartiere e per la città. Sulla stessa linea la comunità dello spazio, che teme che l'evacuazione possa trasformarsi nel pretesto per un intervento di sgombero. Gli attivisti contestano la dichiarazione di inagibilità, di cui dicono di non aver ricevuto evidenze ufficiali, e hanno convocato un'assemblea pubblica cittadina per il pomeriggio, restando in presidio permanente sotto l'edificio.Sullo sfondo resta la vicenda giudiziaria che accompagna da anni l'occupazione: lo scorso dicembre il tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell'Interno a versare oltre 21 milioni di euro a InvestiRE Sgr, proprietaria dell'immobile, proprio per non aver proceduto allo sgombero dello stabile occupato dal 2013, con una penale mensile che decorre da gennaio 2026. Al momento, comunque, un provvedimento di sgombero non risulta deciso: la sua eventualità resta legata alle valutazioni della prefettura e all'esito degli accertamenti tecnici sull'agibilità dell’edificio.