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Marco Madonia

Iniziato l'esame informatico. Il legale dei familiari chiede che si analizzino solo elementi rilevanti per le indagini: «No a processi alla sua vita privata e alle sue abitudini». I pm hanno acquisito anche le immagini di circa 40 telecamere della zona

«Voglio evitare una vittimizzazione secondaria. Ho fatto una istanza precisa alla Procura, voglio evitare che tutti i fatti personali di Fakir diventino oggetto di talk show e di discussione televisiva e che venga, diciamo, infangata la sua memoria», dice Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne morto al Pilastro lo scorso 19 luglio durante l’intervento di contenimento di due agenti di polizia. Giovedì in Procura è stata conferita all'ingegnere informatico Giuseppe Ferraro la consulenza sul cellulare della vittima. A lui spetterà il compito di estrarre video e immagini dal telefono che Fakir non aveva portato con sé in quella drammatica mattinata.

Due mesi per estrarre video e messaggiIl consulente avrà 60 giorni di tempo per recuperare il materiale del telefonico. Gli inquirenti hanno rassicurato il legale della famiglia spiegando che non hanno alcuna intenzione di fare un processo alla vittima e alle sue abitudini. Da quanto si apprende il pool di magistrati di Bologna – coordinato dal procuratore capo Paolo Guido - che indagano sulla morte del 42enne punta a ricostruire elementi scientifici, eventuale uso di farmaci, ricette, terapie specifiche per stabilire le condizioni psicofisiche in cui si trovava la vittima al momento dell’intervento degli agenti. La Procura non è interessata alla vita privata di Fakir, ma a capire se le sue condizioni di salute psicofisiche possano aver avuto qualche rilevanza nel tragico epilogo di due domeniche fa.