L'inchiesta della BBC sull'obesità infantile in Campania racconta un'emergenza reale. Fa bene a mostrare un ambiente alimentare sempre più dominato da bevande zuccherate, snack e prodotti ultraprocessati.
Ma attenzione alla conclusione che qualcuno potrebbe trarne. La dieta mediterranea non ha fallito. Abbiamo fallito noi nel proteggerla. Il rischio non è l'inchiesta. Il rischio è la falsa equivalenza tra ciò che mangiamo oggi e la Dieta Mediterranea. Una pizza ricoperta di patatine fritte, merendine e cibo ultraprocessato non sono dieta mediterranea. Sono ciò che l'ha sostituita.
La domanda, quindi, non è se questo modello funzioni ancora. La domanda è perché abbiamo smesso di creare le condizioni perché possa essere praticato.
La risposta arriva da Pollica, Comunità Emblematica UNESCO della dieta mediterranea. Qui il sindaco Stefano Pisani ha trasformato un riconoscimento internazionale in politiche pubbliche: il piano urbanistico FoodScape, le mense scolastiche, i mercati contadini, l'educazione alimentare e la valorizzazione delle filiere locali dimostrano che la Dieta Mediterranea non si conserva celebrandola, ma rendendola una scelta quotidiana.
Non è un caso che proprio qui, dove Ancel Keys iniziò i suoi studi negli anni Cinquanta, la ricerca continui ancora oggi. I dati del progetto LAFA, sviluppato con l'Università degli Studi di Salerno nell'ambito di ONFOODS-PNRR, mostrano un'aderenza dei bambini alla dieta mediterranea doppia rispetto alla media regionale, quattro volte superiore a quella nazionale e circa doppia rispetto a quella mondiale.










