A un buco nero errante, a volte, può capitare di incontrare una stella vagabonda. Per la malcapitata è un po’ come imbattersi in un lupo nel bosco. Per gli astronomi sulla Terra invece è l’occasione per scoprire quali e quanti corpi celesti vivono lontano dai sentieri più battuti dell’universo.
Alla periferia di una lontana galassia, distante 750 milioni di anni luce da noi, un lampo di luce si è acceso all’improvviso. Incuriositi, gli astronomi dell’università del Maryland gli hanno puntato addosso gli occhi di Swift, il telescopio spaziale della Nasa.
La natura del bagliore suggeriva che un buco nero supermassiccio, pesante come un milione di soli, aveva appena consumato un lauto pasto. Di solito però i buchi neri vivono al centro delle galassie. Anche la nostra Via Lattea ne ospita uno. Cosa ci facesse quel gigante vestito di nero in una zona periferica e buia è ancora oggi un mistero.
Il segnale di luce rivelatore
I buchi neri vagabondi incontrati finora dagli astronomi si contano sulle dita di una mano. Questo non vuol dire che non debbano esistere. Fino a quando non mangiano infatti restano totalmente invisibili. I telescopi in genere li vanno a cercare dove hanno più probabilità di trovarli, cioè nel cuore delle galassie. Se anche in questo caso l’opportunità di inghiottire una stella si presenta una volta ogni 100mila anni, figuriamoci quanto fortuito debba essere l’incontro a 30mila anni luce di distanza dal centro della galassia.










