Un intervento così duro, osservava qualcuno ieri nei corridoi di Comune, Prefettura e Soprintendenza, non ha precedenti e resterà nella storia. Il riferimento, come già anticipato ieri da “La Sicilia”, è alla nota del prefetto indirizzata al sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, per richiamarlo al rispetto delle regole dopo che il Comune ha intitolato una via a Pompeo Colajanni e all'ingegnere Alessandro Scelfo senza tenere conto del ruolo della stessa Prefettura, della Soprintendenza e di alcune norme e leggi.
«Questa è una lettera che pensavo di non dover mai inoltrare e dimostra ancora quanta arretratezza vi può essere in una struttura pubblica». Inizia proprio così la missiva del prefetto Ignazio Portelli che ha pure scritto «contrariamente a quanto si possa pensare presso codesta Amministrazione comunale, l'intitolazione di luoghi pubblici è disciplinata dall'art. 1 della legge 23 giugno 1927...» che prevede l'autorizzazione del prefetto per l'intitolazione di luoghi pubblici. Nel caso specifico, si è appreso su quanto scritto, «invece la S.V. ha proceduto indipendentemente dalla disciplina dell'ordinamento nazionale».
La Prefettura aveva già avviato la procedura autorizzatoria «tuttavia si apprende dagli organi di informazione che, senza autorizzazione, si sono già svolte le manifestazioni pubbliche celebrative delle tre intitolazioni». La nota del prefetto si è chiusa con l'invito a «rimuovere immediatamente la segnaletica relativa, non potendo essere tollerabile un tale spregio alle leggi di questa Repubblica».











