Nel precario assetto geopolitico mediorientale è già assai complicato seguire le evoluzioni – spesso a voli pindarici – delle monarchie assolute che regnano in quell’area dove l’Islam resta l’unico e vero collante, oltre naturalmente agli interessi economici strettamente derivanti dall’estrazione di petrolio e gas naturale, di cui quei territori abbondano. Adesso c’è un fatto di rischio in più.

Restiamo ai fatti delle ultime ore e leggiamo il comunicato stampa ufficiale che il Centcom (Comando Centrale degli Stati Uniti) ha diffuso: le attività compiute dalle Forme armate Usa insieme alle Forze armate saudite in relazione agli attacchi di precisione condotti in Iraq, asseritamente contro “terroristi filo-iraniani che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche aveva incaricato di attaccare le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite”, sono state condotte con “aerei da combattimento statunitensi e sauditi” che hanno colpito “numerosi siti logistici e di armi terroristiche nell’Iraq orientale, in una decisa risposta agli oltre 30 attacchi con droni diretti dalle Guardie Rivoluzionarie avvenuti nelle ultime 72 ore. Gli attacchi ingiustificati contro le forze statunitensi non hanno avuto successo”, è stato poi precisato. Il Centcom ha tenuto una dettaglia rendicontazione degli attacchi contro cittadini e strutture statunitensi da parte di milizie terroristiche filoiraniane in Iraq contando, dal febbraio scorso ad oggi, circa 600 attacchi.