Il caldo estremo ha attraversato anche l’inverno e la primavera dell’Europa occidentale, portando l’esposizione dei minori a livelli mai registrati dal 2003. Tra il 1° gennaio e il 14 luglio 2026, circa due bambini su tre hanno sperimentato ondate di calore estreme, secondo la nuova analisi diffusa da Save the Children.
Il numero di bambini e ragazzi coinvolti nei primi sei mesi e mezzo dell’anno è già triplicato rispetto all’intero 2025. Il dato acquista ulteriore peso perché gran parte del periodo esaminato coincide con stagioni generalmente caratterizzate da temperature più miti, mentre l’estate è ancora in corso.
In Italia, in particolare, nei primi sei mesi del 2026 sono state esposte alle ondate di calore circa 24 milioni di persone. Tra queste figurano 3,4 milioni di bambine, bambini e adolescenti: poco più di due minori su cinque, pari al 40,5% della popolazione nella stessa fascia d’età. Nell’intero 2025 erano stati 1,7 milioni, il 20% del totale.
Gli effetti più pesanti ricadono sui bambini che vivono in povertà, sui rifugiati, sui minori con disabilità e su quelli affetti da patologie pregresse. Lo sviluppo fisico ancora in corso e la minore capacità di regolare la temperatura corporea li espongono maggiormente a squilibri elettrolitici, febbre, malattie respiratorie e disturbi renali. Se negli anni Novanta e Duemila circa un bambino su dieci era interessato ogni anno da un’ondata di calore estrema, mentre nel decennio in corso la media è salita a uno su sette. Due dei quattro anni peggiori dall’inizio della serie storica, nel 1990, si sono concentrati negli ultimi tre anni.








