Luca Longo
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President Donald Trump meets Saudi Arabia’s Crown Prince Mohammed bin Salman in the Oval Office of the White House, Tuesday, Nov. 18, 2025, in Washington. (AP Photo/Evan Vucci)
Dopo aver sostenuto per anni che l’arricchimento dell’uranio in Iran rappresenta una minaccia inaccettabile per la sicurezza internazionale, gli Stati Uniti sembrano oggi adottare un approccio diverso nei confronti dell’Arabia Saudita. L’accordo di cooperazione nucleare civile firmato nelle scorse settimane – più che di un accordo, si tratta di un contratto – apre infatti la possibilità che Riad sviluppi capacità nazionali di arricchimento dell’uranio utilizzando tecnologia statunitense, una scelta destinata a suscitare un acceso dibattito sul futuro del regime internazionale di non proliferazione. La decisione arriva mentre il conflitto tra Israele e Iran attraversa una fase di tregua estremamente fragile. Il memorandum firmato da Washington e Teheran ha ridotto l’intensità degli scontri, ma non ha risolto nessuna delle questioni centrali: il destino delle scorte iraniane di uranio troppo arricchito, il futuro del programma missilistico e il ruolo dei proxy regionali continuano a rendere il cessate il fuoco vulnerabile a nuove escalation.







