L’intervista a Don Joe, dal Muretto di San Babila alla polemica sui campionamenti: Fare lo sbirro del sample è la cosa peggiore che si possa fare”. E sulla reunion con i Club Dogo: “Ci siamo tolti un peso tutti quanti”
Don Joe, 2026
Don Joe, nome d'arte del producer Luigi Florio, sembra voglia riunire alcuni dei più grandi protagonisti degli ultimi 40 anni del rap italiano, il prossimo 22 novembre, all'Alcatraz di Milano. Uno spettacolo che non celebra solo le origini, ma anche le nuove leve, tra cui quelle milanesi che il producer di Bresso ha lanciato. Sarà un viaggio nei ricordi, tra il Berlin Caffè e il Muretto di San Babila, senza dimenticare lo stesso Alcatraz: "Ci ho visto Jay-Z, che in quel momento si portava dietro tutta la Roc-A-Fella, da Memphis Bleek in poi. C'erano già tutti, ed è stato un concerto della madonna. Te lo immagini: io stavo ancora in periferia e Milano, in quel momento, sembrava il New Jersey". Poi la reunion con i Dogo, la partecipazione al Festival di Sanremo 2023 con Biagio Antonacci e Tananai e il futuro dell'urban nella manifestazione musicale: qui l'intervista a Don Joe.
Perché l'Alcatraz come luogo per una reunion del rap italiano? È uno dei luoghi di culto in cui siamo cresciuti. In realtà, per il popolo urban di Milano è rimasto un posto molto importante. Sarà una sorta di mega party con tanti ospiti. Non ho ancora deciso la scaletta definitiva, ci sto lavorando piano piano per capire le varie disponibilità. La vedo un po' come un enorme mega dj set, unito a una sorta di concerto collettivo. Non so ancora nel dettaglio come sarà strutturato l'evento, ma per il momento abbiamo delle bellissime idee.








