Lucca è sconvolta per la scomparsa di Glen Hansard, a soli 56 anni, in un incidente con la moto, ieri mattina, nella sua Irlanda. Nell’iconografia rock l’incidente è un accadimento frequente, ma Glen non era un “maudit“: era sì un grande artista ma anche una persona amabile, tranquilla, piacevole. Qui in città in tanti hanno una foto con lui, altrettanti possono dire di averlo conosciuto, visto e ascoltato da vicino, in uno di quei frequenti, più o meno annuali, “concerti fantasma“. Che poi non lo erano davvero: solo che erano per pochi, in luoghi e situazioni improbabili, come studi d’arte come il Malanima, nel centro storico o casolari nella campagna versiliese in versione acustica, perché un temporale aveva fatto saltare la corrente.

Solo nell’ultima occasione, nel febbraio scorso, l’evento si è svolto al Real Collegio, grazie all’Associazione Fermento, con “ben“ 250 persone, tutte praticamente invitate, compreso chi si è fatto mille chilometri in una giornata per non perderselo. Glen non ha mai preteso cachet, accontentandosi di andare a cena con gli amici, dove chiunque poteva “infiltrarsi“. Perché di solito era proprio lui a proporsi, più o meno in questo modo: "Devo venire da quelle parti, possiamo organizzare qualcosa?", telefonava agli amici lucchesi. E questi concerti, senza palco, spesso con una sedia in mezzo alla sala, con la gente intorno, erano sempre una occasione dove, alla fine, tutti potevano cantare qualcosa insieme a lui.