La sua stanza al quarto piano del palagiustizia da qualche tempo era vuota. La si era sempre vista uscire trafelata, in corsa verso processi e scadenze, o di ritorno a casa, dalla sua bambina, pronta al sorriso e al saluto. Anche quando la malattia, con cui ha combattuto a lungo, la stava consumando. È morta nelle scorse ore la pm Benedetta Callea, 42 anni. La notizia è rimbalzata nelle aule di giustizia di Brescia e di Vibo Valentia, dove la sostituta aveva prestato servizio dal 2015 al 201, lasciando sgomento e vuoto. Bresciana, Callea da giovane magistrata si era misurata in Calabria con inchieste legate al contrasto alla criminalità organizzata e alla tutela del territorio. A Brescia si era occupata di fasce deboli, reati finanziari (tra cui verifiche societarie sul Brescia Calcio) pubblica amministrazione. Dal febbraio 2025 era co-assegnata alla Procura dei minorenni. A maggio aveva sostenuto l’accusa nei confronti di Oussama El Messky, 26enne marocchino ritenuto il mandante della morte del connazionale Abdelilah Soyt che nell’aprile 2025 si gettò nell’Oglio per sfuggire a una caccia all’uomo per il controllo del mercato della droga, poi condannato a 16 anni.
I colleghi della Anm bresciana la ricordano "con affetto e commozione", sottolineando l’"alto valore professionale", la "non comune empatia e grande sensibilità umana, che nel corso degli anni l’hanno portata a condurre indagini complesse e ad affrontare processi con equilibrio, misura e scrupolosa attenzione. I magistrati che l’hanno conosciuta custodiranno come prezioso lascito ed esempio la sua dedizione al lavoro e la sua tenacia mai disgiunte da quel tratto insieme appassionato, acuto, garbato che la caratterizzava".







