Paola Valpreda, professoressa di Italiano al liceo scientifico “Gobetti” di Torino, è stata trovata morta in casa giovedì scorso. Ma, poche ore prima era stata dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria. Non si sentiva bene e aveva chiamato l’ambulanza. Ora sulle cause della morte dell’insegnante 59enne ha acceso un faro la Procura dopo l’intervento dei carabinieri della stazione San Donato quando il corpo è stato rinvenuto senza vita nel suo appartamento di via Cibrario, dove la donna viveva sola. «Mia sorella due anni fa aveva avuto alcuni problemi di salute ed era stata operata proprio al Maria Vittoria – racconta il fratello Andrea Valpreda – ma dopo un periodo di riabilitazione si era ripresa e adesso stava bene, nonostante le sue fragilità». L’intervento del 118 Gli investigatori, coordinati dalla pm Rossella Salvati, stanno cercando di ricostruire le ultime ore della professoressa, che tra l’altro, era la figlia dell’ex assessore alla Sanità della Regione, Mario Valpreda. Al momento l’unica cosa certa è che, intorno alle 19 di martedì 19 maggio, la docente accusa nausea e dolori addominali. Sono già alcuni giorni che non si sente molto bene. Ma decide che non vuole più aspettare e chiama il 118. Qualche minuto più tardi in via Cibrario arriva l’ambulanza. I medici e gli infermieri salgono al terzo piano dove abita la donna, la tranquillizzano e poi la trasportano al Maria Vittoria per tutti i controlli necessari. L’indagine «Lì è stata visitata ed è rimasta un paio d’ore, prima di essere dimessa dopo che le era stato somministrato del Plasil – ricorda ancora il fratello Andrea – Io, però, non sono più riuscito a sentirla». Perché, secondo una prima analisi esterna del medico legale, Paola Valpreda sarebbe deceduta poco dopo essere arrivata a casa dall’ospedale. Perché gli investigatori hanno sequestrato il cellulare della donna che risultava con il collegamento WhatsApp aperto da quella sera quando, probabilmente, si stava scrivendo con qualcuno. Di sicuro c’è che il giorno dopo nessuno del liceo Gobetti, la sente. Anche se era in mutua per dei problemi gastrointestinali alcuni colleghi la chiamavano quasi tutti i giorni. All’inizio pensano che prima o poi si farà sentire. Ma non è così. Allora iniziano a cercarla. Provano a chiamarla, le scrivono. Niente. Davvero strano anche se, ogni tanto, la 59enne preferiva restare sola. Ad un certo punto uno degli insegnanti decide di raggiungere l’appartamento di via Cibrario. Suona il campanello, ma nessuno risponde. Qualcuno decide anche di infilarle un bigliettino sotto la porta di ingresso. Ma la “prof” Paola è come si fosse volatilizzata nel nulla. È giovedì mattina, sono passati due giorni e, a questo punto, qualcuno avverte i carabinieri che decidono di forzare l’ingresso ed entrare nell’alloggio. Le domande del fratello «Purtroppo per mia sorella non c’era più nulla da fare – dice Andrea che, insieme agli altri famigliari ha deciso di farsi tutelare dall’avvocata Francesca Perotto – ci chiediamo perché sia stata dimessa così presto dall’ospedale. Viviamo nel dubbio e nella rabbia che se fosse ancora stata al pronto soccorso magari poteva essere salvata. Invece a casa era sola e, forse, a chiedere aiuto ci ha anche provato, ma non l’ha sentita nessuno. Mi spiacerebbe davvero tanto se emergessero delle negligenze del personale sanitario, anche perché mio padre ha lavorato tutta la vita per la salute degli altri». Per chiarire le cause esatte del decesso la Procura ha ordinato l’autopsia che verrà effettuata domani. Intanto sul sito ufficiale del liceo c’è il messaggio della scuola: «Tutti noi la ricordiamo per la determinazione, l’incisività e la dedizione con cui ha sempre svolto il suo lavoro, rappresentando per anni una vera colonna della nostra comunità scolastica. In questo difficile percorso è stata accompagnata con affetto, vicinanza e cura da tutti noi fino all’ultimo giorno della sua vita. Ci stringiamo con commozione attorno alla sua famiglia e a tutte le persone che le hanno voluto bene».