HomeFirenzeCronacaIl Sansovino di cartapesta. L’impresa dell’OpificioTorna a splendere la ’Madonna delle Muneghette’ dopo un particolare restauro. L’opera rimarrà esposta al Museo di via degli Alfani fino al 30 settembre.Una fase del restauro della ’Madonna col Bambino e due putti’Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciÈ uno degli ultimi e prestigosi restauri appena conclusi dall’Opificio delle Pietre Dure. Si tratta della Madonna col Bambino e due putti, nota come Madonna delle Muneghette, attribuita a Jacopo Tatti detto il Sansovino (1486-1570) e conservata presso l’Ire (Istituzioni di Ricovero ed Educazione) di Venezia. All’interno della rassegna ’Caring for Art. Restauri in mostra’, l’opera sarà esposta fino al 30 settembre nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure in via degli Alfani 78, per far conoscere il lavoro degli undici settori di restauro dell’Istituto fiorentino, prima della restituzione dell’opera alla proprietà.
Ritrovata negli anni Settanta nel Pensionato delle Muneghette, la scultura rappresenta una rara testimonianza della sperimentazione tecnica dell’artista: realizzata con strati di tela, gesso ed alcune parti in cartapesta eseguite separatamente a calco e poi unite per modellazione diretta, è stata in passato letta come modello ‘in cartapesta’ di una scultura da realizzare in materiale più nobile, mentre gli studi più recenti propendono per interpretarla come opera compiuta eseguita in una tecnica insolita, nata dall’esperienza del Sansovino nel realizzare apparati effimeri, più economica e destinata quindi a committenze dalle risorse economiche ridotte. Giunta al restauro in condizioni molto precarie, l’opera è stata oggetto di un articolato intervento finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage condotto dall’Opificio delle Pietre Dure, che ha coinvolto i laboratori dei settori sculture lignee policrome e materiali ceramici, plastici e vitrei, supportati dalle indagini diagnostiche del laboratorio scientifico dell’Istituto.








