Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

“A te non resta che abitare questo desiderio” Fondazione Elpis (2025/26). Mostra collettiva sull’abitare e il rapporto tra spazio, corpo, città. Courtesy of the artist

Sono quasi tre secoli che in Occidente è stata avviata la neutralizzazione dell’odore umano e dei luoghi. È il fenomeno della “deodorizzazione”, iniziato per motivi igienici ma che, via via, ha trasformato l’odore in un rumore di fondo, un disturbo da eliminare, addomesticando i corpi con il profumo per renderli leggibili, controllabili, “civili”. Per lo stesso motivo, nelle città moderne, l’olfatto è stato progressivamente espulso dallo spazio pubblico: le fogne interrate, insieme alle norme sanitarie e morali, hanno contribuito a costruire un’ideale di neutralità olfattiva aderente a una disciplina sociale.

L’assenza di odore (fatta eccezione per la puzza di smog, al contrario tollerata) come segno di ordine, pulizia, potere. Cancellare gli odori, però, non è possibile: è con le molecole che impariamo a riconoscere il mondo e l’olfatto è il senso più antico e profondamente legato alla memoria, all’identità, alla relazione, capace di cogliere anche quel sentore unico che ciascuno di noi possiede: l’odortype. Quello che rende un neonato in grado di riconoscere la sua mamma e che, per quanto ci si affanni a cancellare, è sempre lì, biografia silenziosa che si deposita nell’aria, sui tessuti, negli ambienti che attraversiamo.