CONEGLIANO (TREVISO) - Il più piccolo ha 12 anni, il più grande 19. Sono tutti quanti italiani e incensurati i membri del branco che giovedì hanno seviziato due gemelli quattordicenni per 4 ore. I carabinieri della compagnia di Conegliano stanno proseguendo con le indagini, visionando video e chat di quel giorno, in modo tale da ricostruire la dinamica e dare ad ognuno le giuste responsabilità. Da quello che emerge fino a questo momento, uno dei capi d’accusa per cui si procederebbe è la rapina. Ai due gemelli, infatti, durante la tortura sarebbero stati rubati circa una quindicina di euro. Un altro dettaglio riguarda l’unico maggiore del branco: il 19enne sarebbe arrivato sul campo , trasformato in patibolo, solo in un secondo momento. Il ragazzo vedendo la scena dalla sua macchina si sarebbe fermato e ha raggiunto il resto del gruppo, ma non avrebbe fatto nulla per cercare di mettere fine alle sevizie.

L'aggressione Secondo le ricostruzioni, i due fratelli sarebbero stati attirati con l'inganno in un campo di soia che è di proprietà della famiglia di uno dei ragazzi del branco. Lì sarebbero stati accerchiati da un gruppo di adolescenti. I due gemelli erano stati accusati di aver fatto la “spia” con il custode della chiesa in merito a una bravata avvenuta nei giorni precedenti, cosa che tra l’altro non era vera. L’aggressione sarebbe durata circa quattro ore. I due quattordicenni sono stati anche rapinati del telefono cellulare e di circa 15 euro, costretti a spogliarsi, insultati, minacciati e più volte picchiati. In uno dei video consegnati ai carabinieri dai genitori delle vittime si vede uno dei ragazzi, seminudo, mentre viene spinto sotto il getto di un impianto di irrigazione tra insulti e umiliazioni. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il fratello sarebbe stato attirato nello stesso luogo poco dopo, con il medesimo stratagemma, subendo a sua volta le violenze del branco. A presentare denuncia sono stati i genitori il giorno successivo ai fatti, consegnando agli investigatori anche i filmati e le conversazioni circolate nelle chat. Le immagini hanno consentito di accelerare le indagini che hanno portato all’identificazione di tutti i giovanissimi coinvolti. Disagio giovanile Nel frattempo la notizia di questa brutale aggressione ha avuto risonanza nazionale. Uno dei sindaci dei comuni coinvolti ha incontrato la famiglia delle vittime. La mamma aveva confidato, nelle nostre pagine, che la tensione creatasi in questi giorni li aveva portati a riflettere anche su un possibile trasloco, ma hanno deciso di rimanere. Il suo unico pensiero ora è per i suoi figli. «Voglio dedicare - dice la mamma - tutto il mio tempo ai miei figli». «Martedì ho incontrato la famiglia dei due fratelli - racconta il primo cittadino -. Sono molto scossi, come possiamo tutti immaginare non è facile affrontare una situazione di questo genere. Il loro unico pensiero è tutelare i loro figli e stargli vicino. Come amministrazione noi ci rendiamo disponibili a fare tutto ciò che possiamo per aiutarli, così come facciamo con tutti i cittadini. Questa non è una “ragazzata” è un atto grave e io spero vivamente che vengano individuati responsabili e che vengano messi di fronte alle loro responsabilità, indipendentemente dall’età che hanno. Devono essere consapevoli della gravità di ciò che hanno fatto». Questa aggressione ha riportato, ancora una volta, al centro del dibattito il tema del disagio giovanile. «Quello che è successo è gravissimo, non c’è alcuna giustificazione - aggiunge il sindaco -. Rappresenta anche un campanello d’allarme e bisogna intervenire affinché episodi di questo tipo non accadano più. Questo intervento necessario, però, deve essere fatto da parte di tutti i soggetti della comunità: istituzioni, forze dell’ordine che ringrazio per il lavoro che svolgono ogni giorno, e soprattutto le famiglie che hanno un ruolo fondamentale nell’educazione dei ragazzi». Il vertice Domani mattina, intanto, in Prefettura ci sarà un vertice sulla sicurezza tenuto dal prefetto Angelo Sidoti, alla presenza del questore Alessandra Simone e di tutte le forze dell’ordine. L’incontro è stato richiesto dal sindaco di Conegliano, Fabio Chies e sarà presente anche il comandante della polizia locale del Coneglianese, Claudio Mallamace. L’obiettvo è quello di cercare delle possibili soluzioni affinché fenomeni di violenza si verifichino sempre meno.