Le banche Usa beneficiano di un sistema molto efficace nella gestione delle crisi mentre in Europa, dove manca la possibilità di misure eccezionali nei dissesti, le regole di vigilanza sono più prudenti. È questa l’analisi presentata nei giorni scorsi da Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, secondo cui le differenze normative tra Ue e Usa sono «probabilmente destinate ad aumentare» in seguito alle recenti proposte degli Stati Uniti, in particolare quelle su Basilea 3 che determineranno «impatti più contenuti» oltreoceano (+1,6% nei requisiti di capitale, rispetto al +8% nell’Ue).

Le regole americane di Basilea 3 inoltre saranno rivolte soltanto alle banche con attivi oltre 700 miliardi di dollari, mentre quelle europee a tutti gli istituti.

Questa scelta, ha osservato Angelini, «non è incoerente con gli standard di Basilea», ma è «in contrasto con alcune lezioni della crisi delle banche regionali statunitensi del 2023».

L’amministrazione Trump ha abbandonato le proposte per estendere le norme alle banche medio-piccole.

Le differenze nei sistemi di gestione delle crisi Angelini ha sottolineato che «il sistema Usa si caratterizza per un approccio meno stringente, specie per gli intermediari al di sotto di una certa dimensione.