La settimana scorsa è finalmente arrivata la decision. Dopo oltre un mese di rumors, LeBron James ha rotto il silenzio: giocherà nei Philadelphia 76ers. Il Re ha firmato un biennale da 8 milioni con player option sul secondo anno. Cifre ridotte all'osso per un 41enne che sta sì rallentando, ma che nei recenti playoff ha dimostrato di poter essere ancora il più dominante di tutti.

La notizia ha preso in contropiede un po’ tutti. Quasi nessuno, nella lega, considerava Phila una papabile destinazione, tanto più che sarà questa la franchigia con cui terminerà la propria carriera. Altre erano le alternative sondate, e più quotate. Ritorni romantici a Cleveland o Miami (un po’ meno nel secondo caso, dopo l’arrivo di Giannis Antetokounmpo), un ricongiungimento altrettanto poetico con l’eterno rivale Steph Curry a Golden State, oppure i Timberwolves, dove l’esperienza e l’intelligenza del Re avrebbero fatto comodo.

Rassegnatevi, LeBron James si è guadagnato il diritto di calpestare i nostri sentimenti

E invece, a sorpresa, LeBron è approdato nella città dell’amore fraterno. Non che la mossa sia priva di logica, anzi. Sono molteplici le ragioni per cui LeBron ai Sixers ha senso. Philadelphia è una squadra piena di talento e di speranze: in estate si è aggiunto Jaylen Brown dai Celtics, 29 punti a partita nella passata stagione, e finito sesto miglior candidato al premio di Mvp. Joel Embiid rimane cuore e anima di questa squadra, il simbolo di “Trust the Process”, il motto che ha dato speranza a un’intera città negli anni più bui.