Mark Zuckerberg ha scelto due delle tribune più influenti della finanza americana per raccontare la propria visione dell’IA, in un momento in cui lo sviluppo di modelli di frontiera aumenta tensioni geopolitiche, industriali ed economiche.

In un’intervista pubblicata dal Financial Times ha chiesto agli Stati Uniti di evitare un bando dei modelli cinesi più avanzati. Nelle stesse ore, in un editoriale sul Wall Street Journal, ha descritto la superintelligenza come una tecnologia destinata a migliorare il lavoro, la salute, le relazioni e la capacità delle persone di costruire imprese e scoprire nuove conoscenze.

Le due uscite sono profondamente legate.

Zuckerberg considera l’apertura dell’IA una condizione della prosperità e, insieme, una garanzia contro la concentrazione del potere nelle mani di poche aziende che sviluppano i modelli (chiusi) più potenti. Per questo ha definito l’idea del governo Usa di bloccare modelli cinesi una misura che difficilmente rappresenterebbe “una soluzione efficace”. Washington, ha aggiunto, dovrebbe identificare piuttosto i colli di bottiglia e gli ostacoli che rallentano l’industria americana, concentrandosi su capacità di calcolo, energia, semiconduttori, ricerca e disponibilità di talenti.