La Russia ha incriminato per favoreggiamento del terrorismo Pavel Durov, 41 anni, fondatore e Ceo di Telegram e ha emesso un mandato di cattura internazionale contro di lui. Nel comunicato del servizio di sicurezza federale russo (Fsb) diffuso dalle agenzie di stampa nazionali, si legge che l’app di messaggistica è stata ripetutamente utilizzata dalle spie ucraine per organizzare atti di sabotaggio. Durov ha risposto alla comunicazione di Mosca postando sull’account X di Telegram una foto in cui mostra il dito medio. Il mandato di cattura si concentra sul bot per incontri “Daivinchik/Leo”, che viene sfruttato dai servizi segreti ucraini per addestrare giovani russi "in attività terroristiche e di sabotaggio". Nel 2025, 46 cittadini russi di età compresa tra i 12 e i 22 anni sono stati arrestati per aggressione a pubblico ufficiale e sabotaggio di infrastrutture energetiche e di trasporto. Tutti erano stati contattati attraverso il chatbot da agenti ucraini sotto mentite spoglie. Durov era indagato da febbraio, quando la Roskomnadzor (l’organo che controlla le comunicazioni in Russia) ha accusato Telegram di violare le leggi dello stato e annunciato l’introduzione graduale di restrizioni al servizio. Numerosi utenti segnalavano già al tempo interruzioni e rallentamenti nel funzionamento dell’app, ma il governo russo aveva negato il proprio coinvolgimento.Gli attriti del fondatore di Telegram con Mosca non sono una novità: nel 2006, Durov e il fratello Nikolai hanno inventato il social VKontakte, noto come il Facebook russo, diventato presto un motore del dissenso interno e uno strumento per l’organizzazione di proteste. Questo utilizzo della piattaforma portò le autorità russe a esercitare forti pressioni economiche e giuridiche sui due fratelli, che si ritrovarono costretti a vendere le proprie quote e uscire dal paese. Dopo la nascita di Telegram, nel 2013, la Fsb ha preteso a più riprese dai fondatori la condivisione di dati sensibili, ricorrendo anche a sanzioni e a un blocco temporaneo dell’app. Durov non ha fatto ritorno in Russia: oggi vive prevalentemente a Dubai, dove ha trasferito anche la sede della sua società, e possiede le cittadinanze russa, francese, degli Emirati Arabi Uniti e di Saint Kitts e Nevis.Nonostante sia necessaria una Vpn per accedervi, Telegram rimane attualmente la principale infrastruttura informativa del mondo russofono, un ruolo consolidato con l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Lo usano opposizione e giornalisti indipendenti, ma anche l'amministrazione presidenziale, i ministeri, i corrispondenti di guerra, i propagandisti. Attualmente il servizio conta circa 50 milioni di utenti di lingua russa, comprese le più alte sfere dello stato. A questo proposito Giovanni Savino, docente di storia contemporanea presso l’Università Federico II di Napoli, mette in luce un apparente controsenso nella criminalizzazione di un servizio di cui le stesse autorità fanno uso. Secondo lui, la ritorsione di Mosca verso Durov potrebbe essere indicativa di uno scontro interno agli apparati del potere russi che si contendono il controllo sui dati, i flussi informativi e l'ecosistema digitale nazionale. Da questa divisione interna non risulta ancora chiaro se l'obiettivo finale sia bandire Telegram, ottenere più accesso ai dati, favorire l’app statale Max, il messenger "nazionale" controllato dai servizi russi, o solo esercitare pressione negoziale sull’imprenditore digitale. Savino segnala anche che lo stesso bot usato per preparare atti terroristici (Daivinchik) gira su VK e persino su Max. Se il problema fosse davvero la pericolosità del servizio, la logica vorrebbe un intervento su tutte le piattaforme dove opera, non solo su Telegram.
La Russia emana un mandato di cattura internazionale per Pavel Durov
Il fondatore di Telegram è accusato di favoreggiamento del terrorismo, perché tramite la app i servizi segreti ucraini avrebbero reclutato giovani russi per attività di sabotaggio










