Posta elettronica

Il dominio aziendale può avere SPF (Sender Policy Framework), DKIM (DomainKeys Identified Mail) e persino un record DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance) pubblicato correttamente nel DNS, ma restare comunque utilizzabile per spedire email contraffatte. Un’analisi condotta da CipherCue su 67.336 domini mostra che il 68,4% non chiede ai server destinatari di bloccare o mettere in quarantena i messaggi che falliscono l’autenticazione. In pratica, quasi sette domini su dieci risultano privi di DMARC oppure usano p=none, una politica che “osserva” gli abusi ma non interviene.

Il caso dell’Italia è ancora più interessante. Su 4.545 domini analizzati, il 40,9% non pubblica DMARC e il 36,8% resta in modalità di solo monitoraggio: la quota d’uso dell’impostazione p=none risulta la più alta tra i Paesi esaminati. Soltanto il 10,5% applica p=reject, cioè la politica che chiede di respingere le email non conformi. Il campione non rappresenta un censimento di tutte le imprese italiane, ma mette a fuoco un problema che gli amministratori conoscono bene: pubblicare il record è facile; capire se si può davvero attivare il blocco senza interrompere newsletter, fatture, notifiche e reset delle password è molto più complicato.