In teoria vendevano playstation, smartphone e soprattutto “piscine da giardino”, ma nella pratica incassavano il denaro e poi scomparivano. È l'accusa mossa dalla Procura ionica nei confronti di 23 persone ritenute parte di una presunta associazione a delinquere che con una base a Taranto aveva messo a segno colpi in diverse parti d'Italia. È quanto emerge dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato nelle scorse ai soggetti coinvolti da cui emerge che il gruppo che si dedicava alle truffe online, secondo il pm Remo Epifani che ha coordinato l'inchiesta, era guidato dal 58enne tarantino Angelo Pennuzzi, insieme un uomo deceduto nel corso delle indagini: i due potevano contare su una serie di donne e uomini che per l'accusa avevano offerto il proprio contributo attraverso diversi modi.
C'è era chi come Alessio Marinaci, Nicola Ferrarese, Claudio Longo Caponio e Mamadou Oury Diallo, si intestavano le utenze telefoniche utilizzati per contattare gli ignari acquirenti. Oppure c'era chi, come Vincenzo Illiano, si era intestatario di una partita iva utilizzata secondo la Procura per le truffe e ancora c'era chi metteva a disposizione il proprio conto corrente per incassare il denaro e poi farlo scomparire velocemente.







