Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa decarbonizzazione passa anche per l’energia geotermica che sfrutta il calore dei fluidi interni alla crosta terrestre (prelevati da una profondità tra 3 e 5 km) di media e alta entalpia, ossia caratterizzate da una temperatura del fluido tra 90 e 150°C. È uno strumento utile per tamponare i tempi di ritorno del nucleare (almeno 10 anni, salvo intoppi) e integrare il mix di energie rinnovabili, e il Veneto è terra nella quale si potrebbe partire presto. Ne è convinto Francesco De Bettin, neopresidente della Camera di commercio di Treviso e Belluno nonché presidente di Dba Group Spa, holding che studia infrastrutture digitali e sostenibilità energetica per distretti industriali e smart cities. Lo spiega al Corriere del Veneto in un’intervista nel quale ricorda: il fluido caldo sotterraneo viene portato in superficie e fa girare una turbina che produce energia elettrica, mentre il calore residuò può essere inviato nelle reti di teleriscaldamento e climatizzazione estiva per case e edifici, dopodiché viene iniettato nella falda di provenienza. Un circuito chiuso, e nel Nordest si andrebbe a colpo sicuro perché già negli anni ‘60 Enrico Mattei, aveva fatto mappare il territorio da Udine al lago di Garda e da Udine a Padova: lo studio dei tecnici Eni seguiva la linea delle sorgive, quindi c’è già una mappa sulla quale muoversi.