BELLUNO - «O si risolve il problema del lupo, o si andrà incontro al disastro, perché decine di presìdi agricoli decideranno di chiudere le loro attività». Non ammette repliche, perché netta e chiara, senza alcuna sfumatura, la posizione di Rio Levis, presidente di Cia (Confederazioni italiana agricoltori) Belluno, sulla questione delle presenza del lupo e delle predazioni a danno dei greggi e quindi degli allevatori.
GLI ULTIMI EPISODI Levis, più in particolare, si riferisce agli ultimi episodi del lupo nell'area di Malga Faverghera, in Nevegal. Qui Alberto Morandi, titolare di un'azienda agricola padovana, da 30 anni porta un migliaio di pecore a monticare. E in un meno di un mese ha subito tre predazioni: 20 le pecore dilaniate, 13 quelle ferite, 50 le disperse. E tutto ciò pur avendo seguito il protocollo di alzare ogni sera un doppio recinto elettrificato, con il gregge difeso da tre cani da guardiania. L'ultimo attacco è datato 10 giorni fa, il 19 luglio. Dice il presidente Cia Belluno: «Questi episodi -commenta introducendo subito un tema politico- sono soltanto gli ultimi in ordine di tempo di una lunga serie avvenuti nel bellunese. Ritenevamo che la presenza di questa specie rigorosamente protetta permettesse di gestire il continuo aumento della relativa popolazione». Subito dopo infatti aggiunge: «In teoria adesso le istituzioni competenti dispongono di un maggior potere decisionale. Ovvero, sono -o meglio, sarebbero- nelle condizioni di autorizzare l'abbattimento mirato di singoli esemplari qualora i metodi di prevenzione fallissero. Invece constatiamo che manca totalmente la volontà politica di portare avanti tali attività». CONCLUSIONI AMARE Fatti, in sostanza, che fanno trarre a Levis alcune conclusioni: «Sembra che nessuno voglia assumersi la responsabilità di affrontare, e risolvere una volta per tutte questo grave problema». Nei giorni scorsi non erano mancati i "consigli" agli allevatori. È per questo che Cia Belluno li difende: «Agli allevatori si fa sempre la morale e vengono fatti passare per poco professionali. Ci si dimentica, però, che il presidio delle Terre Alte viene garantito proprio da loro, soprattutto nella stagione estiva». Ecco quindi la richiesta: «Chiediamo a gran voce il rispetto e la tutela del loro lavoro, in modo anche da assicurare una continuità di salvaguardia ambientale, oltre che economica e sociale». Infine Cia Belluno pone la questione di un confronto immediato con gli attori del sistema: «Altrimenti decine di presìdi agricoli decideranno di chiudere le attività, con danni incalcolabili per tutto il bellunese».






