<p>A giugno l’<strong>indice delle retribuzioni contrattuali orarie</strong> è aumentato dello 0,5% rispetto al mese precedente e <strong>del 2,4% rispetto a giugno 2025</strong>, come riportato dall’Istat.

L’incremento tendenziale è stato del 2,4% nel settore privato, del 3,2% nell’agricoltura, del 2,7% nell’industria, del 2,2% nei servizi privati e del 2,3% per la pubblica amministrazione. </p> <p>Inoltre, «dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’<strong>inflazione</strong>, nel secondo trimestre 2026 si registra <strong>un’inversione di tendenza</strong>». </p> <p> </p> <p>Alla fine di giugno 2026, per l’insieme dei settori economici, i <strong>contratti collettivi nazionali in vigore</strong> per la parte economica sono<strong> 50 </strong>e riguardano il <strong>69,9% dei dipendenti</strong> (circa 9,1 milioni).

Tale percentuale sale all’89,3% nel settore privato ed è pari a zero nella pubblica amministrazione, dove tutti i contratti sono scaduti.

Nel corso del secondo trimestre 2026 sono stati <strong>recepiti 6 contratti</strong>: 1 nel settore agricolo, 1 nel settore industriale e 4 nei servizi privati. </p> <p> </p> <h2><strong>I contratti in attesa di rinnovo</strong></h2> <p>A fine giugno 2026, spiega l’Istat, i <strong>contratti in attesa di rinnovo sono 25</strong> e coinvolgono circa <strong>3,9 milioni di dipendenti</strong>: meno di un terzo (1,1 milioni) appartiene al settore privato e il resto (2,8 milioni) alla pubblica amministrazione.