di
Livia Gamondi
La perdita involontaria di urina dopo nei bambini in età scolare va sempre indagata per scoprire i motivi psicologici o biologici del disturbo. La familiarità è uno dei principali fattori di rischio
Bagnare il letto dopo i 5 anni non è un semplice «incidente» destinato a risolversi con il tempo. Eppure, l'enuresi notturna è un disturbo di cui si parla poco, spesso perché i genitori pensano che si risolverà con la crescita o perché il senso di imbarazzo porta a rimandare il confronto con il pediatra. Così molti bambini non ricevono una diagnosi né un percorso di cura, nonostante il problema possa incidere sul benessere psicologico e sull’autostima, limitando la partecipazione a pigiama party, gite scolastiche e campi estivi. In realtà, si tratta di una condizione non così rara: in Italia interessa il 10-20% dei bambini a 5 anni, il 5-10% intorno ai 10 anni e il 3% tra i 15 e i 20 anni.
Che cos'è «L’enuresi è la perdita involontaria di urina durante il sonno nei bambini sopra i 5-6 anni di vita - spiega Olga Caporale, pediatra della Struttura Complessa di Pediatria del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano -. Prima di questa età non si può parlare di enuresi perché il controllo completo degli sfinteri viene considerato acquisito proprio intorno ai cinque anni. L'enuresi può essere primaria, quando il bambino non ha mai raggiunto il controllo della minzione notturna e quindi non ha mai smesso di bagnare il letto. È invece secondaria quando, dopo almeno sei mesi di continenza notturna, ricomincia a farlo. Un'altra distinzione riguarda la presenza o meno di altri disturbi urinari: si definisce monosintomatica quando l'unico sintomo è la perdita di urina durante il sonno; quando sono presenti anche sintomi diurni, come incontinenza urinaria diurna, urgenza minzionale o alterazione della frequenza delle minzioni, si parla invece di enuresi non monosintomatica».







