Negli Stati Uniti la corsa è cominciata: le big tech sono partite all’assalto delle comunicazioni satellitari direct-to-device (D2D), sconfinando nel terreno delle Tlc grazie a un asset chiave: lo spettro. Con una mossa che potrebbe segnare una data storica nell’evoluzione delle telecomunicazioni D2D, Amazon Leo – l’attività satellitare di Amazon – ha presentato richiesta alla Fcc per poter lanciare una flotta di oltre 5.000 nuovi satelliti progettati per utilizzare lo spettro di Globalstar (che Amazon ha acquisito) e fornire servizi voce, dati, messaggistica e di emergenza direttamente ai dispositivi mobili.La sfida non è direttamente con gli operatori mobili, perché il servizio satellitare diretto al dispositivo di Amazon si pone come complementare a quello delle telco. Potrebbe, invece, essere un affondo contro la diretta rivale delle comunicazioni via satellite, Starlink di Elon Musk.Quanto alle ripercussioni in Europa, il modello di Amazon Leo potrebbe fornire un ulteriore impulso alle telco per perseguire un’integrazione verticale e incorporare il direct-to-device nella loro offerta, ma le nuove regole europee sulla sovranità dello spettro sembrano rendere più difficile una replica di quanto sta accadendo in America.Indice degli argomenti
Amazon pronta a conquistare il mercato direct to device D2D
Negli Usa presentata richiesta alla Fcc per il lancio dei satelliti Amazon Leo direct-to-device (D2D) come complemento alle telco.
Amazon Leo richiede FCC 5.105 satelliti D2D via spettro Globalstar ($11,6 mld), dispiegamento dal 2028. Il segnale è chiaro: integrazione verticale satellite diventa necessaria per telco globali, con implicazioni critiche su budget infrastruttura.











