Il 29 luglio 1976 entrò nella Storia diventando la prima ministra in Italia, assumendo la guida del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Andreotti III. Tina Anselmi è stata una delle figure più autorevoli della Repubblica italiana. Fu, non a caso, la prima ad essere considerata tra le possibili candidate alla Presidenza della Repubblica, simbolo di una politica improntata ai valori della democrazia, dell'etica pubblica e della parità di genere.
"Dico alle mie nipoti: attente, fate la guardia, perché le conquiste non sono mai definitive", ripeteva spesso, ricordando come i diritti ottenuti richiedano un impegno costante per essere difesi.
La Resistenza e l'impegno civile
Tina Anselmi nacque a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927. La sua vita cambiò profondamente il 26 settembre 1944. Quel giorno, ancora studentessa, fu costretta dai fascisti ad assistere insieme ai compagni all'impiccagione di trentuno giovani partigiani lungo il viale alberato di Bassano del Grappa. Quell'eccidio segnò per sempre la sua coscienza civile e la spinse a entrare nella Resistenza.
A soli diciassette anni divenne staffetta partigiana con il nome di battaglia "Gabriella", svolgendo attività di collegamento tra le formazioni antifasciste del Veneto. Terminata la guerra, continuò il proprio impegno nel sindacato dei lavoratori tessili (FIOT) e successivamente nella Democrazia Cristiana, intraprendendo un percorso politico fondato sui valori della giustizia sociale, della partecipazione democratica e della tutela dei più deboli.






