di
Aldo Grasso
In «Filorosso», il talk condotto dal giornalista con Adele Grossi, i temi si accavallano e si interrompono senza che nessuno venga concluso
Proviamo a piantare qualche «paletto» per capire dove collocare una trasmissione come «Filorosso» di Antonino Monteleone. Primo. È il più evidente innesto di un modulo retequattrista dentro Rai3: un trapianto che finisce per cancellare l’identità della rete e, insieme, quella storica del servizio pubblico. Un tempo erano le tv commerciali a inseguire la Rai; oggi è la Rai che rincorre le altre, e nemmeno sul terreno migliore.
Secondo. È ormai difficile trovare un talk show che stia al di sopra delle parti. Non basta invitare un abbronzatissimo Carlo Calenda, con una bella camicia denim firmata, per affidargli il ruolo dell’«attore inconsapevole». Giù botte contro il sindaco Lepore. Magari Calenda ha pure ragione, ma sembra non accorgersi di essere finito dentro un trappolone, dove il copione è scritto prima ancora che lui apra bocca.






