di Loriano ZannoniOtto anni per una scalata. I semi di Rinascita Basket Rimini sono stati piantati nel 2018, all’inizio della stagione e poi in un’estate che ne ha celebrato il battesimo nella cornice del Peacock, a San Giuliano. Dal movimento di protesta su Facebook verso la vecchia gestione alla creazione di una prima struttura, già all’apparenza solida ma con i sogni che superavano di gran lunga la realtà giornaliera. Eppure, da quella Serie C, di fatto un campionato regionale, a una Serie A che non è mai stata così vicina come negli ultimi due anni. Cambiando ma mantenendo una visione. Il tutto riabbracciando la tradizione delle origini, col riacquisto anche formale delle quote e del codice di affiliazione 000122 nel 2020. La storia di grandi campioni come Carlton Myers, gli anni in A, i mitici viaggi per trasferte da sogno. L’idea è creare un filo rosso che leghi il passato e il presente del Basket Rimini.
La nuova realtà, Rbr, ha dominato il suo primo campionato di C con alla guida Massimo Bernardi con una squadra fortemente legata al territorio. Le annate in B hanno attraversato il periodo Covid e il campionato giusto per una nuova promozione si è rivelato essere il 2021-2022, con Mattia Ferrari capo allenatore e una cavalcata che ha trovato il suo apice nell’infuocato Flaminio della partita con Roseto. Un gradino per volta, Rinascita Basket Rimini ha viaggiato con l’idea di crescere e di arrivare al massimo livello della pallacanestro italiana, sempre con al timone Paolo Maggioli e con Paolo Carasso nelle vesti di general manager, ruolo lasciato nello scorso giugno dopo otto anni. Con loro, ha sempre rivestito un ruolo fondamentale Davide Turci, premiato in quello stesso 2022 dirigente dell’anno in B. Campionato dopo campionato, di pari passo con l’attività tecnica, la società si è allargata a un numero crescente di soci per garantire sostenibilità e legame col territorio riminese.






