L’esistenza di una seconda stella, ora accertata, spiegherebbe alcune variazioni in grandezza e luminosità della stella Betelgeuse finora giudicate imprevedibili
La sua esistenza era stata teorizzata da decenni e ora le nuove immagini scattate dal Very Large Telescope dell'Osservatorio Europeo Australe, in Cile, non lasciano dubbi: Betelgeuse, una delle stelle più luminose del cielo notturno è accompagnata da una seconda stella, probabilmente grande due o tre volte il Sole. Il nuovo astro è stato nominato «Betelgeuse B» ed è stato immortalato tramite «Sphere», uno strumento aggiunto al sistema di telescopi ottici posizionato nel deserto di Atacama. Si tratta della prova più solida dell'esistenza di una stella compagna in orbita attorno a Betelgeuse. «Sono saltato dalla sedia quando ho visto le immagini elaborate» — racconta Miguel Montargès, assistant astronomer all’Osservatorio di Parigi e primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics — «Onestamente pensavo che non avessimo la sensibilità necessaria per rilevare Betelgeuse B come previsto. Poiché è più massiccia del previsto, siamo riusciti a vederla».
Come sono fatte le due stelleBetelgeuse è una supergigante rossa con una massa circa venti volte quella del Sole, si trova nella costellazione di Orione ed è il decimo oggetto più luminoso del cielo notturno. Proprio per questo è facilmente visibile anche a occhio nudo. Questa supergigante rossa è oggetto di osservazioni da millenni, ma continua a stupire gli astronomi per le sue caratteristiche che variano nel tempo: la stella sembra gonfiarsi e sgonfiarsi in modo periodico e contestualmente cambia anche la sua luminosità. La scoperta della seconda stella aiuterebbe gli astronomi a comprendere meglio questo comportamento altalenante. La seconda stella potrebbe inoltre influire sulla fase finale della vita di Betelgeuse, durante la quale la stella esploderà in una violenta supernova che spazzerebbe via i suoi strati più esterni. A causa dell'espulsione di potenti getti di particelle, potrebbe avere un impatto, anche se limitato, sul nostro Pianeta.






