Apertura sul filo dei ricordi e dell’emozione per la nuova edizione della Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina – diretta dal regista Francesco Cannavà – con l’evento inaugurale all’Agorà dello Stretto del Parco in Fiera. Qualche accenno di pioggia prima dell’inizio, ma, come ha osservato il giornalista Franco Cicero, presidente del comitato scientifico e grande mattatore della serata, avrebbero potuto essere «lacrime per chi non c’è più»: per Ninni Panzera, pilastro della cultura cinematografica cittadina e grande sostenitore della rinnovata Rassegna, scomparso l’11 luglio scorso.Fondatore a Messina del Cineclub Saletta Milani e del Messina Opera Film Festival, oltre che storico segretario generale di Taormina Arte, Panzera ha intrattenuto rapporti di lavoro e d’amicizia con i più grandi professionisti del cinema, tra cui il regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore, ospite d’eccezione della serata.Beneaugurale il titolo, «Rinasce la Rassegna di Messina», per ribadire il filo diretto col passato, e si apre sulle immagini d’archivio dell’Istituto Luce della terza edizione (1957) della vecchia kermesse. Primo interlocutore sul palco il regista Tornatore, di casa a Messina già dai tempi di «Nuovo Cinema Paradiso»; un legame molto speciale, che, secondo quanto annunciato sul palco dal sindaco Federico Basile, verrà suggellato con il futuro conferimento della cittadinanza onoraria.Ma è stato il ricordo dell’amico Ninni il momento clou della serata: i toni si sono fatti intimi, profondi, lontano dall’enfasi tipica dei festival, con le immagini della memoria a prevalere su quelle dello schermo. Il regista ha ricordato l’amico, la sua passione per il cinema, la signorilità negli atteggiamenti, la discrezione («Stava in disparte, non amava i riflettori») e la pacatezza: «Una persona sempre equilibrata, mai arrabbiata; eppure la sua attività di promozione culturale ha avuto anche momenti difficili che ha sempre superato con questo garbo che era la sua cifra». Tutte qualità che lo rendevano una persona estremamente affidabile, al punto che lo stesso Tornatore acconsentì alla fondazione del centro di documentazione a lui dedicato senza visionarne il progetto, perché «Ninni faceva comunque bene». Il ricordo si è soffermato sull’amore quasi ossessivo per «Nuovo Cinema Paradiso», che Panzera nel gennaio 1989, seguendo un’intuizione dell’esercente del cinema Aurora Giovanni Parlagreco, contribuì a far rivalutare, dopo il flop nazionale al botteghino, ospitando il regista in una serata evento alla Saletta Milani.«Potrei dire addirittura che sia stato lui a persuadermi di avere fatto un film che potesse avere qualche valore – ha detto Tornatore – . Quando ci incontrammo in quell’occasione ero convinto di avere avuto in mente una bellissima storia, ma di non essere stato capace di averla fatta diventare un buon film, perché era stato un insuccesso in tutta Italia. Tranne che a Messina. Parlagreco ebbe l’idea geniale di mettere un cartellone davanti al cinema invitando gli spettatori ad andare a vederlo gratuitamente e pagare solo se fosse piaciuto. Panzera e i ragazzi della Saletta Milani soffiarono sull’iniziativa e nel giro di poco tempo ci fu curiosità e indulgenza verso quel film, che a Messina aveva trovato il suo pubblico. Fu un momento di speranza, ed ho sempre associato il ricordo di Ninni a quel momento».Ad omaggiare Panzera anche lo scenografo messinese Marco Dentici, che ha letto una testimonianza scritta di Marco Bellocchio; il musicista catanese Angelo Privitera, tastierista di Franco Battiato, che ha eseguito «La cura», ricordando una collaborazione di Panzera col grande cantautore siciliano. E, infine, l’esecuzione al pianoforte del tema di «Nuovo Cinema Paradiso» da parte della compositrice messinese Cettina Donato, membro del comitato scientifico della Rassegna.L’excursus nei ricordi si è chiuso con la consegna da parte di Tornatore del premio «Regina del Peloro» – già predisposto per Ninni come premio alla carriera – alla figlia Ida e con un forte abbraccio tra i due. Un momento storico, «una restituzione d’amore», ha commentato Ida Panzera.Premio «Regina del Peloro» anche al regista polacco Jan Komasa, candidato all’Oscar 2020 per «Corpus Christi», che ha incontrato il pubblico della Multisala Apollo per una proiezione speciale fuori concorso del suo film «Good Boy». Una black comedy su una rieducazione violenta stile «Arancia Meccanica» da parte di una coppia disfunzionale di coniugi su un diciannovenne allo sbando. Un contenuto forte ma coerente, pur con una virata sul grottesco, con la sua idea di cinema illustrata durante un’intervista con Cicero.«Sono sempre stato affascinato dalla possibilità del cinema di spingersi oltre i confini prestabiliti – ha detto Komasa – . Quando studiavo cinema, m’insegnavano che bisogna creare personaggi che piacciano al pubblico; tuttavia, ricordo di aver sentito Martin Scorsese dire qualcosa del tipo: “Sì, è in un certo senso simpatico, ma poi?”. Ho sempre amato questo approccio e ho provato a sperimentarlo un paio di volte. Volevo capire se fosse possibile, come regista, realizzare un film su una persona immorale, rendendolo comunque godibile».Un approccio alla settima arte poco consolatorio e lontano dai canoni delle accademie: «Ho sempre voluto creare personaggi un po’ provocatori, capaci di far riflettere e prendere coscienza allo spettatore di ciò che accade, anche quando questo non è affatto piacevole. Creo infatti degli antagonisti nella speranza che portino consapevolezza».Foto Rocco Papandrea
Messina, tutti uniti nel ricordo di Ninni Panzera
Si è aperta la Rassegna Cinematografica. Ospite d’eccezione il regista Giuseppe Tornatore, che ha tracciato un commosso ricordo dell’amico scomparso









