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Dagli ultimi dati del monitoraggio settimanale del ministero dell’Ambiente sui carburanti, pubblicati ogni martedì dopo le 12, emerge che per la terza settimana consecutiva i prezzi di benzina e gasolio sono cresciuti a causa del rincaro del petrolio innescato dalla guerra in Medio Oriente. Nella settimana da lunedì 20 a domenica 26 luglio la benzina è costata in media 1,9608 euro al litro e il gasolio 2,1406, con un aumento rispettivo di 5 e 10 centesimi rispetto alla settimana precedente. Questi dati non tengono ancora conto della riduzione delle accise sul gasolio decisa dal governo lunedì 27 luglio, e in vigore da mezzanotte.
Come si vede dal grafico, da inizio luglio i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire e ora sono tornati ai livelli delle prime settimane di guerra in Medio Oriente, a causa degli ultimi sviluppi che hanno riportato la situazione indietro di diversi mesi: il cessate il fuoco di aprile sembra definitivamente saltato, i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi, e lo stretto di Hormuz è chiuso sia dagli Stati Uniti che dall’Iran.
Da questo stretto in tempi normali passava un quinto di tutto il petrolio commerciato al mondo, che ora è in gran parte bloccato. Nei giorni scorsi il prezzo del petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile, mentre prima della guerra ne costava circa 70.








