Paesaggi che spariscono senza rumore: un filare tagliato, una casa colonica lasciata andare, un campo che diventa piazzale. Sommati alle grandi opere, all’abbandono e all’urbanizzazione, quei gesti minimi hanno cambiato la faccia dell’Italia rurale.
Da qui parte la XVIII edizione della Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni», in programma a Casa Cervi, a Gattatico (Reggio Emilia), dal 25 al 29 agosto: cinque giorni di lezioni, laboratori e uscite sul campo riuniti sotto il titolo «Paesaggi perduti / Paesaggi ritrovati».
La Scuola si tiene nel luogo che custodisce la memoria dei Sette Fratelli Cervi e la Biblioteca di Emilio Sereni, lo studioso che al paesaggio agrario ha dedicato la sua opera più nota, ed è organizzata dall’Istituto Alcide Cervi con quindici università italiane e il contributo di Cia – Agricoltori italiani.
«Il paesaggio è uno specchio: riflette le condizioni sociali, ambientali e politiche, il farsi di una società in un territorio», dice Rossano Pazzagli, direttore della Scuola, storico e docente all’Università del Molise. «Oggi siamo circondati da paesaggi sempre più semplificati, con trame storiche ormai spezzate. Questa edizione è un’occasione per riflettere su ciò che è stato cancellato o trasformato e, insieme, per immaginare strategie di rigenerazione e nuove alleanze tra agricoltura, ambiente e comunità».







