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Domenica al Croke Park di Dublino, uno degli stadi più grandi d’Europa, c’erano più di 80mila persone ad assistere a una storica partita di calcio gaelico, uno sport che di fatto esiste solo in Irlanda, dove però è seguitissimo. “Storica” perché la squadra di Mayo (o Maigh Eo, una delle 32 contee irlandesi) ha battuto i favoriti di Kerry e vinto il più importante torneo nazionale, l’All-Ireland, per la prima volta dopo 75 anni, mettendo fine a un’attesa che era diventata una delle più lunghe nella storia dello sport mondiale.
I tifosi di Mayo aspettavano una vittoria da così tanto tempo, e avevano perso così tante finali (undici, quasi tutte negli ultimi trent’anni), che avevano iniziato a parlare di “maledizione”.
Si era persino diffusa una leggenda secondo la quale dopo l’ultima vittoria della squadra, nel 1951, i festeggiamenti dei giocatori avevano disturbato a tal punto un funerale che un prete lanciò un anatema contro di loro: finché fosse rimasto in vita anche solo un membro di quella squadra, Mayo non avrebbe più vinto l’All-Ireland.
Tra gli appassionati la storia aveva preso talmente piede – perlopiù in modo scherzoso – che ci fu chi tentò perfino la strada dell’intervento papale (l’Irlanda è un paese storicamente molto cattolico) e nel 2018 fece firmare a papa Francesco una maglia della squadra. Prevedibilmente non servì a nulla, visto che nel 2020 e nel 2021 Mayo perse altre due finali.








