C’è social e social. Le reti on line non sono tutte uguali: ci sono le piattaforme educative e quelle che creano dipendenza e alienazione dalla realtà. Di conseguenza, bisogna distinguere gli ambienti virtuali con porte aperte ai minorenni da quelli con l’ingresso efficacemente sbarrato ai soggetti più vulnerabili. È questo il succo della legge francese, approvata il 21 luglio 2026, in vigore dal 1°settembre 2026, che contiene un divieto di accesso ai social per i più piccoli, ma non solo questo. La Francia è il secondo paese al mondo a introdurre un divieto così netto rispetto ai social, dopo l’Australia. Ora potrebbe presto aggiungersi anche l’UK, mentre in Italia al Senato è pendente un ddl bipartisan.
La legge francese dispone espressamente che l'accesso a un servizio di social networking online fornito da una piattaforma online «è vietato» ai minori di quindici anni. di quindici anni. La formulazione è efficace rispetto allo scopo e cioè impedire l’accesso dei social ai bambini (si veda ItaliaOggi del 14/10/2025).
I cavilli legali e il consenso nel Gdpr
L’espressione usata, tra l’altro, è l’unica che mette fuori gioco chi vuole creare equivoci usando formule precarie. Si consideri, al riguardo, che il regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (articolo 8) e il codice della privacy (articolo 2-quinquies) parlano dell’età minima (per l’Italia 14 anni) per “esprimere il consenso” a farsi manipolare i dati dai servizi della società dell’informazione. Proprio questa formula è alla base di una indebita speculazione. In effetti, gli articoli citati non indicano l’età minima per accedere a un social e aprire un account sullo stesso. A ciò le piattaforme aggiungono che non trattano i dati sulla base del consenso, ma di un altro presupposto previsto dal Gdpr, che si chiama “legittimo interesse”. Combinando questi cavilli, il gioco è fatto: secondo i social, anche chi ha meno di 14 anni può aprire un account e i suoi dati vengono trattati sulla base del legittimo interesse. Tutto ciò con l’esclusione totale del controllo genitoriale, peraltro non sempre attenti a esercitare i doveri educativi connessi alla responsabilità genitoriale.









