Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl Parc animalier d’Introd, vicino ad Aosta, è una oasi che consente di osservare gli animali che popolano i nostri boschi in uno stato di semilibertà, ovvero all’interno di ampie aree recintate, nel loro ambiente. Dai lupi agli stambecchi, dalle aquile alle marmotte, dai camosci alle volpi. E passeggiando lungo i sentieri mi sono soffermato a leggere le targhette descrittive per ogni specie, nelle quali era indicata la vita media di quegli animali in natura, e, invece, la durata media delle loro vite in questa situazione di “libertà vigilata”. Durata che, in genere, aumentava dal 50 al 100%.
Lo stambecco vive 18 anni in natura, 24 in cattività; il camoscio 14 libero, 20 in cattività, il cervo 15 in natura, 25 in cattività; il cinghiale 10 in natura, 20 in cattività; il riccio tre anni in natura, addirittura 10 in cattività; la lepre cinque anni in natura, 10 in cattività; l’aquila reale 15 anni in natura, ben 40 in cattività; il gufo delle nevi 16 anni in natura, 25 in cattività.
Questi dati mi hanno fatto riflettere su un paio di cose: innanzitutto, valgono di più gli anni vissuti da esseri liberi o quelli con un potenziale controllato, ridotto, all’interno di un ambiente senza pericoli? E la risposta che mi sento di dare, poiché il fine ultimo della vita è quello di restare in vita, è che se anche gli animali potessero scegliere, andrebbero in massa sulla seconda opzione.








