Roma, 28 lug. (askanews) – La carenza infermieristica in Italia è il sintomo di un’inefficienza strutturale del mercato del lavoro, oltre che un’emergenza numerica. È questa la tesi centrale dello studio Eurispes dal titolo ‘Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica’, che invita a spostare il dibattito dal “quanti infermieri mancano” al “come” il sistema li impieghi, li trattenga e li valorizzi. Le evidenze emerse dallo studio indicano la necessità di recuperare efficienza ed esplorare forme di lavoro diverse e meccanismi organizzativi alternativi.
Il mercato del lavoro infermieristico presenta alcune disfunzioni: precarietà, turn-over elevato, scarsa mobilità, condizioni contrattuali poco attrattive e barriere al riconoscimento dei titoli convivono, in alcuni casi, con carenze di personale e difficoltà di inserimento di nuove figure. Un paradosso che segnala come il problema non sia soltanto la disponibilità numerica di professionisti, ma anche la capacità del sistema di allocarli in modo efficiente. Aumentare i posti di formazione, da solo, produce risultati limitati: serve agire sull’organizzazione del lavoro.
L’Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, sotto la media europea di 8,9, con 464.193 iscritti all’Albo unico Fnopi (giugno 2026) e forti divari territoriali (dai 86,2 ogni 10.000 residenti del Lazio ai 52,2 della Campania). Ma i segnali più netti dell’inefficienza sono altri: uno stipendio medio di circa 32,4mila euro, contro i 39,8mila della media Ocse; un’età media di 45 anni con crescente rischio di ricambio generazionale; e una fuga verso l’estero di circa 5.770 professionisti nel 2025, diretti soprattutto verso Regno Unito (44%) e Svizzera (24%), in cerca di retribuzioni e carriere più competitive. Sul fronte opposto, il sistema ha risposto ai vuoti di personale infermieristico con strumenti emergenziali: a fine 2025 operavano in Italia quasi 20.000 infermieri ammessi con procedure derogatorie. Le stesse categorie di rappresentanza degli infermieri ne chiedono il superamento anticipato e l’istituzione di elenchi dedicati. Un ulteriore segnale che le soluzioni tampone non sostituiscono una politica strutturale.








