Si chiude con un risarcimento da 5,5 miliardi di dollari una battaglia legale lunga un decennio.
Nel febbraio del 2016 la sentenza di un tribunale americano ordinò alla multinazionale americana Johnson&Johnson di pagare 72 milioni di dollari (allora il corrispettivo di oltre 65 milioni di euro) alla famiglia di Jacqueline Fox, morta di tumore all’ovaio, perché secondo i giudici il decesso era stato provocato dall’uso prolungato del borotalco «Baby Powder».Oggi la multinazionale statunitense ha annunciato di aver raggiunto un accordo per chiudere decine di migliaia di cause legali (e circa 76.000 richieste di risarcimento) intentate contro il suo talco per bambini e altri prodotti a base di talco sospettati di aver causato cancro alle ovaie.
Johnson & Johnson, aveva già raggiunto un accordo nella maggior parte delle cause che l'avevano portata in tribunale con l'accusa che il suo talco contenesse amianto, causa principale di mesotelioma (tumore aggressivo che interessa principalmente l'apparato respitrartorio) in migliaia di clienti.
Il talco è cancerogeno?
La risposta dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), è arrivata nel 2024 quando la IARC ha rivalutato i dati disponibili sul talco e ha cambiato parere, alzando la soglia d'allerta: non è più inserito nella categoria dei «possibili cancerogeni» per gli esseri umani, ma in quella dei «probabili cancerogeni», di pericolosità superiore.I livelli di classificazione dello IARC sono quattro: sostanze cancerogene per l’uomo (gruppo 1),probabili cancerogeni (gruppo 2A),possibili cancerogeni (gruppo 2B),non classificabili come cancerogeni per gli esseri umani (gruppo 3).










