Sessantamila api sul tetto del New York Times, nel cuore di Manhattan. Il quotidiano americano ha installato sul suo grattacielo di Eighth Avenue una grande colonia di api mellifere, in gran parte “italiane”, le più diffuse nell’apicoltura urbana per docilità e produttività. Da lassù partono ogni giorno alla ricerca di nettare tra parchi, aiuole, terrazzi e giardini di Manhattan, tornando poi al loro alveare sospeso sopra una delle zone più trafficate di New York.
Ma negli ultimi anni gli alveari sono entrati stabilmente nel paesaggio urbano in molte altre città del mondo.
E anche in Italia, da Milano a Torino, da Roma a Bologna, l’apicoltura urbana ha conquistato i tetti di palazzi storici, ministeri, aziende e musei e gli apicoltori metropolitani fanno rete. “Dal 2017 esiste in Italia il manifesto dell’apicoltura urbana che definisce cosa possa intendersi tale – spiega Guido Cortese, presidente dell’Associazione Impollinatori Metropolitani – e con gli anni sono cresciuti e si sono consolidati in tante realtà italiane progetti di apicoltura inseriti nel contesto cittadino e che spesso sposano finalità sociali o ambientali di biomonitoraggio”.
Le api, infatti, si spingono fino a tre chilometri dall’alveare e ciò che riportano nelle arnie viene analizzato alla ricerca di pesticidi, metalli pesanti o altri contaminanti.






