A Cosenza un corteo di oltre trecento persone per chiedere verità e giustizia sulla morte di Mohamed Amin Bessioud

COSENZA -Un presidio di oltre trecento persone sotto l’abitazione della vittima, la presenza del vescovo monsignor Giovanni Checchinato e una denuncia formale pronta a essere depositata in Procura: Cosenza attende la verità sulla morte di Mohamed Amin Bessioud, il venticinquenne di origini tunisine precipitato dal terzo piano del suo appartamento durante una perquisizione dei Carabinieri. Una vicenda drammatica che contorna il tragico fatto di cronaca di pesanti interrogativi, a partire dalle accuse della madre del giovane, Nabila, che sostiene come il figlio sia stato lasciato saltare nel vuoto con le manette ai polsi davanti ai suoi occhi, denunciando inoltre presunte intimidazioni, vessazioni costanti e accanimento dei carabinieri nei confronti del figlio.

LE PAROLE DELLA MADRE DI MOHAMED

«Tutta la città di Cosenza – ha detto la donna, con voce tremante – è qui per Momo. Io sto malissimo, era il mio unico figlio maschio, l’ho fatto studiare con immensi sacrifici. Sento un dolore devastante, mi mancano persino le parole. Credevo nelle istituzioni, ma oggi non più: mio figlio è morto proprio per mano della giustizia, sotto i miei occhi. Pensavo che le forze dell’ordine fossero lì per proteggere i ragazzi, invece lo hanno lasciato morire. Quel carabiniere perseguitava mio figlio da tempo. Mohamed era un ragazzo buono, un coccolone che aiutava chiunque fosse in difficoltà, mettendo gli altri sempre al primo posto. I suoi problemi sono iniziati dopo l’arresto e la permanenza in carcere, un ambiente che lo ha fatto stare malissimo perché non apparteneva al suo vissuto».