Il 27 luglio si terrà a Cosenza un corteo per Mohamed Amin Bessioud, il 25enne morto lanciandosi nel vuoto durante una perquisizione dei carabinieri

COSENZA – La tragica morte di Mohamed Amin Bessioud, il giovane di venticinque anni che si è tolto la vita a Cosenza all’interno della propria abitazione durante una perquisizione dei carabinieri, si trasforma in un caso istituzionale e riaccende con forza il dibattito sulle modalità d’intervento delle forze dell’ordine in presenza di soggetti ad alta vulnerabilità psicologica.

Una vicenda drammatica che lascia dietro di sé una scia di dolore, rabbia e forti interrogativi, culminata nel grave malore che ha colpito la madre del ragazzo: sopraffatta dalla disperazione per la perdita del figlio, la donna ha minacciato di lanciarsi dal balcone del medesimo appartamento di via dei Mille, rendendo necessario il tempestivo intervento dei familiari e dei sanitari del 118, che l’hanno presa in carico insieme agli operatori del Centro di Salute Mentale prima del trasferimento all’ospedale “Annunziata”.

LE RICHIESTE DELL’AVVOCATO OSVALDO ROCCA

A chiedere con fermezza che si faccia piena luce su quei minuti cruciali è la famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Osvaldo Rocca, il quale sollecita una seria riflessione sull’adeguatezza dei protocolli operativi in contesti di particolare fragilità. Il giovane, pur registrando recenti vicissitudini giudiziarie per uso e piccolo spaccio per le quali stava seguendo un percorso di recupero con il Sert e i servizi sociali, attraversava infatti una fase di profondo disagio, acuitasi dopo un periodo di detenzione e contrassegnata da un precedente e recente tentativo di suicidio. Non un profilo criminale di spessore, chiarisce il legale, ma una persona problematica che necessitava di tutela.