"Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l'area balcanica, cioè l'ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C'è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori". Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia nel corso dell'audizione davanti alla commissione nazionale Antimafia.

Il procuratore ha precisato che "poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena". "ll 41 bis si è rivelato uno strumento efficiente, il vero problema ora è per i soggetti mafiosi che entrano in carcere in alta o media sicurezza perché non hanno la qualifica di capi. Parliamo di detenuti che vengono immediatamente dotati di telefoni, cosa che consente a Cosa nostra di continuare a comandare", ha aggiunto. "Ciò comporta due conseguenze: la custodia cautelare cautela ben poco - ha spiegato de Lucia - e poi si indebolisce la credibilità dello Stato verso le persone a cui chiediamo collaborazione, come ad esempio le vittime del racket. Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l'utilità delle denunce".