Nella sua ultima intervista, Luca Barbareschi ripercorre la sua vita tra sesso, droghe, corse clandestine a 180 all’ora ed eredità tagliate alle figlie. Un bilancio che parte dai fatti di vita privata ma che svela il ritratto di un artista legato a una narrazione di machismo ed eccesso che, oggi, suona quasi come una caricatura.
Compiere settant’anni rappresenta per molti il momento della pacificazione, quello in cui i conti con il passato si chiudono in favore di una memoria più sobria. Non per Luca Barbareschi. Nel giorno del suo compleanno, l'attore e regista ha affidato alle pagine del Corriere della Sera un bilancio esistenziale che ha scalato le tendenze di Google, trasformandosi in un caso mediatico. Un racconto spogliato da ogni forma di pentimento, dove gli eccessi non vengono rievocati con pudore, ma ostentati come le medaglie di un'esistenza che si pretende fuori da ogni norma.
Anziché offrire una rilettura matura dei propri errori, Barbareschi usa la confessione pubblica per riaffermare l'immagine del "maledetto" ad ogni costo. La sregolatezza, la dipendenza e la mancanza di limiti non sono raccontate come fragilità da cui essere guariti, bensì come la prova di un’"eccezionalità" personale che rifiuta di cedere al passare del tempo. Dalla guida a 180 all'ora alla sessualità "incontenibile": le parole di Luca Barbareschi Il nucleo centrale dell'intervista si muove su dettagli precisi, pensati forse per rivendicare un’indole al di sopra delle regole comuni. L'attore non ha nascosto le fasi più cupe della sua emotività e ha descritto il suo rapporto con il buio in termini quasi teatrali:








